8 COSE DA NON DIRE AD UN TECNICO DELLA SICUREZZA SUL LAVORO

SICUREZZA SUL LAVORO

Pochi giorni fa ci siamo divertiti a stilare una serie di frasi da non dire, mai e poi mai, ad un tecnico della sicurezza sul lavoro. Oltre al sorriso, l’obiettivo di questa lista è quello di mostrare un po’ di più il mondo in cui noi operiamo quotidianamente, inclusi tutti i rischi che possiamo dare troppo per scontato.

Sicurezza sul lavoro: cosa non chiedere mai!

1. Mica dovrò pure pagare il corso ai miei dipendenti?!

Secondo la normativa, l’unica tipologia di formazione che esenta il datore di lavoro dal pagamento è quella relativa al corso HACCP, per la sicurezza alimentare, dove gli accordi, tra il lavoratore e il “principale”, sono presi in autonomia. Per tutti gli altri corsi di formazione il datore di lavoro ha l’obbligo di rispondere economicamente dei corsi svolti secondo gli articoli 37 e 38 dell‘Art.18 del D.Lgs. 81/08.

2. Non c’è bisogno che venga pure a seguire il corso, tanto è tutto a posto?

Il problema più grande è che, agendo così, il lavoratore non viene sensibilizzato ai rischi a cui è esposto, pertanto aumentano le possibilità di incorrere in un infortunio e i rischi di malattia professionale. Perdere qualche ora di lavoro per seguire il corso, potrebbe essere davvero una questione irrisoria davanti alla possibilità che possono presentarsi di contro.

3. Sono già 5 anni che faccio il mulettista, cosa vorresti insegnarmi? Al massimo spiego io qualcosa a te.

Non ci sono dubbi sul fatto che un lavoratore esperto possa insegnare qualcosa al formatore, soprattutto sull’aspetto pratico e le funzioni dei carrelli elevatori. Ci sono, però, degli aspetti in fatto di sicurezza sul lavoro che il mulettista potrebbe non aver mai preso in considerazione. La formazione per patentino muletto, oltre ad essere utile al discente, è utile al formatore, dando vita ad uno scambio di informazione che riesce ad arricchire entrambi, d’altronde: “Non si smette mai di imparare!”.

4. Se bevessi una birra in pausa pranzo comprometterebbe le mie facoltà lavoro?

La birra, come ogni alcoolico, rallenta la prontezza e i riflessi del lavoratore, aggravando le sue capacità e la prontezza d’azione davanti ad emergenze. Le situazioni in cui il lavoratore è esposto a dei rischi, imprevisti inclusi, richiedono la massima lucidità per essere gestite al meglio.

5. Ma che cambia se lavoro di giorno o di notte? Faccio comunque le stesse cose.

Innanzitutto, cambiano i ritmi sonno-veglia, quindi quando si lavora di notte cambiano le percezioni e si perde il riposo. Chi lavoro su turni notturni è più esposto a situazioni di forte stress, che alla lunga gravano sulla salute psico-fisica. Per esempio, gli infermieri che lavorano di notte hanno subito dopo due giorni di riposo dedicati al completo recupero.

6. Mi fai il DVR al volo? Tanto ti ci vogliono 5 minuti!

Il DVR è un’analisi di tutta la struttura, non è solo un pezzo di carta o un semplice pro-forma. Ci sono delle fasi che vanno rispettate e richiedono dei tempi tecnici. Per ricordarne qualcuna: sopralluogo dell’azienda in cui si compila una check list; acquisizione dei documenti; valutazione preliminare, stabilendo i tempi entro i quali bisogna ottemperare alle diverse categorie di rischio, secondo il livello di gravità e di immediatezza.

Poi il documento è soggetto a continue revisioni a seconda delle varie modifiche aziendali. Quindi, come si può ben dedurre, la redazione del DVR non richiede solo 5 minuti

7. Mica le dovrò acquistare io le scarpe anti-infortunistiche ai miei dipendenti?

Secondo quanto disposto nell’81/08 all’articolo 18, il datore di lavoro è obbligato a consegnare a tutti i dipendenti i D.P.I. idonei, specifici e necessari alla svolgimento delle proprie mansioni.

8. Ma tu vuoi spiegarmi come devo fare il mio lavoro?

Noi non siamo qui per spiegarti come fare il tuo lavoro, siamo qui per darti degli accorgimenti atti a prevenire infortuni, incidenti e possibili malattie professionali.

Gruppo Minerva

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