Sicurezza senza esclusioni di genere

La sicurezza sul lavoro è come la legge, non ammette esclusioni di genere, razza, lingua, religione,  opinioni e condizioni.

Troppo spesso al telegiornale sentiamo parlare di “femminicidio” e dell’ennesima ragazza morta, assassini passionali. Sono ingiustificabili sintomi di disagio culturale e di arretratezza.
La violenza applicata è sia psicologica sia fisica, volta a minare l’identità della donna fino a portarla a una totale sottomissione o peggio alla morte per omicidio.

A leggerlo sembra che la problematica in questione sia di secoli passati e lontani, ma, l’attualità della discriminazione e dell’imparità dei sessi è quanto mai reale e presente al giorno d’oggi.

Nel nostro campo di competenza, se pensiamo alla messa in sicurezza di un posto di lavoro, siamo erroneamente portati ad immaginare un cantiere o un magazzino in cui operano soltanto operai maschili.

Per farvi capire la portata dell’errore, dobbiamo pensare alla guerra mondiale, quando tutti gli uomini abili erano impegnati sui fronti e le donne mantennero viva l’industria bellica e civile.

È, però, un errore comune, il non figurarsi le donne come parte integrante della forza lavoro in tutta la nazione, non tanto per lavori manovali come quelli sopraindicati, ma per lavori comunque esposti a fattori di rischio.

La sicurezza senza esclusioni di genere è doverosa.

Il segreto per un’efficiente messa in sicurezza di un’attività è:

  • Formazione dei lavori.
  • Le attrezzature da lavoro ed i processi lavorativi modellati in base agli operai e non viceversa.
  • la gestione dei rischi in base alla valutazione delle esposizioni agli stessi.

Le donne, già dal XX secolo, ha dato dimostrazione di essere parte integrante della forza lavorativa di una nazione allontanandosi dall’equazione sessista e maschilista per la quale “donna sta a casa come uomo sta a lavoro”.

È necessario, quindi, promuovere una sensibilizzazione di genere nella pianificazione della sicurezza sul lavoro e farla diventare parte integrante del “modus operandi” se non proprio della politica aziendale affinché si possa dare il giusto adempimento al piano di sicurezza.

Che l’uomo e la donna siano differenti fisicamente è un dato di fatto, che non possano ricoprire le stesse mansioni, no.

Allora lascio a voi la parola, come si potrebbe sviluppare una messa in sicurezza più solidale verso il “gentil sesso”? Come dovrebbe essere un D.V.R. in rosa?

Gruppo Minerva

2 Comments

  • S. Turchi11 Maggio 2017 at 18:33

    Intanto usando un linguaggio più inclusivo. “Gentil sesso” e “in rosa” non sono buoni esempi. Gentil sesso dà per scontato che le donne debbano comunque essere gentili anche se le si tratta male e “in rosa” le infantilizza. Poi come per tutti i rischi sul lavoro occorre creare un database degli infortuni che tenga conto anche del genere, consultare le lavoratrici sulle esigenze/problematiche che riscontrano, occuparsi della conciliazione vita-lavoro (uno dei rischi maggiori è l’infortunio in itinere). Fornire dei dispositivi di sicurezza adeguati rispetto alle specifiche del corpo della lavoratrice, occuparsi dell’ergonomia delle postazioni come per qualsiasi lavoratore.

    • Gruppo Minerva16 Maggio 2017 at 9:46

      Buongiorno Serena,
      con il nostro articolo non volevamo, in alcun modo, offendere anzi, miravamo ad una maggiore sensibilizzazione nei confronti di chi discrimina le donne nei posti di lavoro. Condividiamo a pieno la sua proposta di un database degli infortuni inclusivo di ogni necessità delle lavoratrici, ed operiamo ogni giorno per rompere le barriere che penalizzano, ancora oggi, le donne nel mondo del lavoro.

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